Nuova generazione/2

Quando parla di una nuova generazione di politici cattolici, il Papa non pensa certamente a una ridefinizione dell’esperienza democratico cristiana in Italia: il partito dei cattolici fu una conseguenza del comunismo e della Guerra fredda. di Gianni Baget Bozzo
10 SET 08
Ultimo aggiornamento: 11:44 | 6 AGO 20
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Quando parla di una nuova generazione di politici cattolici, il Papa non pensa certamente a una ridefinizione dell’esperienza democratico cristiana in Italia: il partito dei cattolici fu una conseguenza del comunismo e della Guerra fredda. E crediamo non pensi nemmeno di dare al politico cattolico un’aura di eccezionalità. In democrazia conta la maggioranza. Ed è certamente maggioranza in Italia un voto rispettoso della posizione della chiesa anche sulla questione della vita, ma non esiste un voto confessionale. Il partito cattolico sarebbe oggi in minoranza e in una piccola minoranza. Invece è accaduto che l’Italia sia il paese in cui la politica è più cattolica rispetto a ogni altra parte d’Europa: e la politica è più cattolica in Italia anche rispetto alle altre attività secolari: più della cultura.
La presenza del voto popolare assicura un’influenza alla chiesa maggiore del consenso che essa gode sul piano delle élite culturali e dei mezzi di opinione pubblica. Il Papa non è tipo da volere in politica una minoranza che esprime la chiesa come minoranza. In Italia la soluzione per cui la politica è più cattolica che negli altri paesi è stata espressa dal fatto che è nata un’alleanza del ’94 guidata da Silvio Berlusconi che ha espresso un sentimento di libertà, e questo sentimento ha unito i cattolici e soprattutto molti non cattolici. Allora l’erede della Democrazia cristiana, il Partito popolare, era a sinistra.

La differenza tra chiesa e stato. Se la politica italiana è più cattolica degli altri paesi, non si deve alle scelte del partito formalmente cattolico. Al Papa non bastano gli atei devoti, scrive Franco Garelli sulla Stampa. Eppure sono coloro che non sono stati allevati in tanti movimenti cattolici di sinistra e nello stesso partito democristiano che hanno fatto dell’Italia il paese più cattolico e devoto d’Europa in politica. Ma c’è un problema maggiore che consente di pensare che chi aspira a formare cattolici in politica verso una forma definita finisce per perdere di vista un tema che per essa è di principio: la differenza tra chiesa e stato. Sia i protestanti che gli ortodossi hanno sottolineato più dei cattolici che il potere politico porta la spada e ha problemi a esercitare la forza del diritto. La chiesa ha altri compiti, parla un altro linguaggio. Per questo la laicità della politica custodisce meglio l’essenza della posizione ecclesiale. E’ quello che è accaduto all’Italia. Le parole del Papa vanno dunque riferite alle persone perché richiede in esse una capacità di mediazione con le esigenze dello stato e della politica. Il grande esempio che fu Alcide De Gasperi. La grande formazione di scuola politica dei padri gesuiti portò i cattolici a sinistra, e ciò che è accaduto dopo mostra quanto fosse errata quella strada.
di Gianni Baget Bozzo
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